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Arcieri del Verbano, del Cusio, dell'Ossola e della Valgrande

   Mag 20

NON SI FINISCE MAI DI IMPARARE

1 maggio: controllo materiali.

1 maggio: controllo materiali.

C’è gente che sostiene ostinatamente che in FIARC lo spirito ludico non esiste, che se esisteva è morto, che non è mai esistito. Avrei voluto che alcuni di questi “campioni” di autoincensamento passassero due giornate di gara con me e con le altre centinaia che si sono accaniti a tirar frecce sui campi del I° IHBC – Italian Bow Hunter Championship, svoltosi nel primo weekend di maggio a Musiera di Telve, un incantevole sito nel cuore della Valsugana, altitudine della base logistica 1470 m.slm, punto più alto del campo di gara “B” 1696 m.slm. Non posso certo generalizzare; ma sono quasi sicuro che il motivo profondo per cui svariate centinaia di persone erano lì non fosse quello di vincere a tutti i costi e portare a casa medaglie, ma cercare un po’ di gioco nello sport che amiamo, tener duro fino alla fine, godersi la bellezza dei boschi in pieno risveglio, incontrare persone, voler bene e volersi bene.

Il podio del Ricurvo Maschile.

Il podio del Ricurvo Maschile.

Non posso generalizzare; ma è certo che in qualsiasi gara uno solo vince e tutti gli altri perdono: non avrebbe nessun senso la partecipazione a una gara per tutti quelli (e in alcune categorie sono centinaia) che nemmeno si avvicinano al podio. Non generalizzo; so bene che molti Arcieri e Arciere, anche nella 01 VERB, prendono molto sul serio la competizione e usano le gare per misurare la loro capacità e competenza: ma anche queste splendide persone sanno bene che esiste la giornata down, che esiste il momento negativo, che esiste il tiro imprendibile, e accettano la loro dimensione umana magari con un po’ di malinconia, ma sicuramente con una buona dose di umiltà.

La pattuglia 15.

2 maggio: la pattuglia 15.

Quella minoranza di saputelli che si ostinano a dir la loro su tutto e su tutti, vorrei che si confrontasse ad esempio con la teoria del jolly, che ho scoperto proprio a Telve, mentre cercavo di metter frecce a segno in compagnia della pattuglia 15, composta da Pierluigi Angioletti (04BUBU), Gian Mario Maffioletti (04DEAR), Giuseppe Capponi (10ASKA), Piero Luigi Giupponi (04ANEL), Thomas Condi (08LUPI), Ermanno Bortolotti (04OWLS), e Giuliano Meroni (04ARCH). Non si finisce mai di imparare: ho potuto verificare con i miei occhi che agli arcieri normali, quelli per intenderci che non fanno mai il primo, e neanche il secondo, e tanto meno il terzo, la sorte regala a inizio gara un mazzo di carte con i suoi 4 jolly. Così, quando dopo una serie di zeri ci prendi di striscio, o fai spot di riga, ti sei giocato il jolly, e poiché le carte sono 44, non è detto che dopo non ti capiti ancora. Può succedere che a fine gara i jolly siano stati cinque o sei, o addirittura otto, e perfino due sulla stessa sagoma: in questo caso, con un rapido gioco di prestigio, l’autore del colpo si è impadronito dei jolly altrui, o meglio ancora qualcuno dei suoi concorrenti, mosso a pietà, gli ha regalato i suoi.

La pattuglia 4.

3 maggio: la pattuglia 4.

La stessa teoria, unita a un modo ancor più scanzonato di prendere la gara nonostante il peggioramento climatico e la pessima posizione in classifica, l’ho vista applicata il giorno dopo in compagnia della pattuglia 4, composta da Gian Mario Maffioletti (04DEAR), Pasquale Rizzello (04TBOW), Pietro Morini (081111) e Matteo Gherardi (04ANEL). Non esagero: in nessuna delle centinaia di gare a cui ho partecipato in questi 20 anni di FIARC ho trovato un gruppo di persone così allegramente scanzonate nonostante il risultato, e soprattutto così attente e disponibili alle difficoltà di uno dei compagni. Ci sarebbero decine di aneddoti da citare, ma c’è solo lo spazio per dire il mio personalissimo grazie a questa dozzina di persone, e per citare oltre ai miei compagni di gara l’ottimo Giuseppe Puliserti della 01GATT, che, incontrato alla base logistica al momento dell’addio, ci ha voluto salutare regalando a me e a Mirella qualcuno uno dei suoi bellissimi acquarelli.

Il logo della manifestazione con i partecipanti della 01VERB.

Il logo della manifestazione con i partecipanti della 01VERB.

Ovviamente, il GRAZIE più grande va alla mia Compagnia Arcieri del VCO & Valgrande, che era presente in massa, con dieci partecipanti adulti e tre ragazzi.

L’IHBC di Telve si è articolato su due giornate di gara, seguendo le regole internazionali dettate dall’IFAA (International Field Archery Association). Uno splendido modo di interpretare il Tiro con l’arco: primo giorno il 3D Standard Round (2 frecce sullo stesso bersaglio da due picchetti diversi), secondo giorno il 3D Hunting Round (1 freccia). 28 piazzole, pattuglie da 8 arcieri, si tira a coppie da picchetti simmetrici verso bersagli disposti in linea con i rispettivi picchetti. Distanze maggiori che in FIARC, e rigorosamente sconosciute. Niente tiri a tempo, niente tiri in ginocchio. La Compagnia Arcieri del Moronar (05POVO) ha impiantato due campi di gara assolutamente spettacolari, ed allestito punti di ristoro in posizione strategica.

Una parte dei campi di gara.

Una parte dei campi di gara.

Dunque, una esperienza assolutamente entusiasmante sotto moltissimi profili: bella la gente, bello il posto, belle le gare. E però vorrei concludere citando due o tre dettagli che hanno stonato non poco con l’insieme. Il primo appunto riguarda quello che il Presidente FIARC uscente Alessandro Salvanti ha definito “spirito sportivo”: se c’è va tutto bene, ma quando manca per colpa, non si può girare la faccia dall’altra parte. Due esempi, a mio parere gravi e meritevoli di severe sanzioni. Sul percorso B del primo giorno la maggior parte degli arcieri di una pattuglia ha deliberatamente usato male il tempo a disposizione per il tiro, tanto che verso metà gara c’era alle sue spalle una coda di tre pattuglie in attesa. Sul percorso A del primo giorno uno degli accompagnatori dei Cuccioli era un genitore (vietatissimo) che dopo aver accuratamente binocolato con un attrezzo alquanto sospetto suggeriva le distanze al figlio (vietatissimo). Ce ne sarebbero altri, pochi in verità ma tali da stancare chi ci ha dovuto sbattere la faccia. Dunque, un consiglio a chi avrà la prossima volta il compito di gestire la manifestazione: evita di non dettare regole, se poi non hai i mezzi per farle rispettare.

Si tira in coppia.

Si tira in coppia.

Il secondo appunto va alla visibilità dei membri dell’organizzazione, pur estremamente disponibili e presenti in massa sui campi di gara, e non solo (come qualcuno spesso dice) ai punti ristoro. Purtroppo l’abbigliamento dei bravissimi Arcieri del Moronar era tale da mimetizzarsi nel contesto, e spesso ti accorgevi della loro presenza solo quando gli arrivavi vicino. Secondo consiglio, peraltro ricavato dalle regole IFAA: la prossima volta, per far sì che se qualcuno per qualsiasi motivo avesse bisogno di qualcosa potrà individuare facilmente i suoi soccorritori, dotatevi di abbigliamento più vistoso.

Musiera di Telve.

Musiera di Telve.

Infine una domanda, che però riguarda in genere qualsiasi tipo di “Campionato”: perché mai gli Arcieri pagano una quota quasi doppia rispetto alle altre gare se poi oltre a doversi mantenere devono pagarsi anche il ristoro? Con tutto il rispetto per la perfetta logistica del Campionato di Telve, e per l’intelligente trovata del buono a scalare, possibile che i conti di simili eventi siano talmente in rosso da non poter permettere le abituali (e per quanto riguarda la 01VERB abbondantissime) elargizioni? A chiunque tocchi dalla prossima estate gestire la nostra amata FIARC, credo proprio che sarà il caso di mettere mano a questo non trascurabile dettaglio.

LE FOTO DELL’EVENTO NELL’APPOSITA SEZIONE DEL SITO


   Mar 20

LASSÙ QUALCUNO CI AMA

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Un momento della ricognizione pre-gara.

Le previsioni meteo per sabato 14 marzo erano quanto di peggio avessimo visto in questo insolito inverno. Ciononostante, la 01 VERB non si è persa di coraggio e come da copione sabato mattina di buon’ora gli Arcieri della STP al completo più un paio di new entry si sono accinti all’opera di buona lena. Metter giù una gara infatti non è cosa da poco, e se dovesse piovere diventa una impresa da titani. Ma evidentemente lassù qualcuno ci ama: nella bella cornice dei boschi di Trontano, a ridosso del Parco Nazionale Valgrande, quella mattina il clima era freddo e piovigginoso, ma sopportabile. A mezzogiorno era praticamente tutto pronto, compresa la logistica dell’accoglienza. Verso la fine della ricognizione pomeridiana spuntò perfino un raggio di sole, facendo ben sperare per l’indomani.

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L’appello dei partecipanti.

La mattina di domenica 15 marzo la pioggia era invece tornata, ma non abbastanza forte da impedire alla folla dei partecipanti di gareggiare con lo spirito di sempre. Dopo il canonico predicozzo dei Capicaccia, presso la struttura dell’Area Feste messa a disposizione dalla Pro Loco di Trontano, gli Arcieri si sono sparsi sul terreno di gara, arco alla mano e frecce in faretra. A detta di tutti, la gara era davvero molto bella: i bersagli disposti in modo impegnativo ma non impossibile, il percorso non molto accidentato. Ciliegina sulla torta un punto di ristoro dove le “mamme” della 01 VERB hanno svolto il loro compito con l’abituale attenzione agli affamati ed assetati ospiti.

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Un tiro ben ambientato.

Questo tipo di gara, la Battuta, rispetto alle altre previste dai Regolamenti FIARC prevede un gran numero di bersagli singoli dove all’arciere è data una sola possibilità. Un’altra particolare difficoltà è data dal fatto che almeno la metà di bersagli siano parzialmente nascosti nella vegetazione. L’abilità di chi organizza sta proprio nel disporre tiri quanto più accessibili agli Arcieri, senza trascurare di ambientare nella maniera più verosimile le sagome di animali selvatici che in FIARC usiamo come battifreccia.

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Il podio dell’Arco Storico maschile.

Alle 15 circa, con gran soddisfazione dello staff tecnico perché tutto si era svolto senza incidenti, e soprattutto senza che Giove Pluvio si scatenasse, i partecipanti erano già fuori dal percorso, e la perfetta macchina organizzatrice pronta a stilare le classifiche delle 8 categorie, distinte nelle tre classi di età e nei due sessi. Su 108 partecipanti, sono stati dati premi a tutti i sette tra “cuccioli” e “scout” (minori di 18 anni); e a 32 adulti diversamente classificati nelle rispettive categorie. Senza dimenticare i due amabilissimi Capicaccia.

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La Presidente Piera Vidoli con Igor (a sx) e Carlito (a dx).

Concludendo, il vostro umile cronista non può trascurare di dire un sonoro GRAZIE a chi ci ha onorato della sua presenza arrivando in Val Vigezzo da ogni angolo di Piemonte, Lombardia, Liguria, e perfino dalla lontana Emilia (153 iscritti, 108 presenti al via); ma anche e soprattutto a chi ha ideato la gara e l’ha resa possibile, uno squadrone di 23 tra Arciere e Arcieri della 01 VERB, capeggiati con l’ardore di sempre dalla nostra infaticabile Piera Vidoli.

Alla prossima, con la XXI edizione del Trofeo Valgrande, che si terrà a Vignone il 26 aprile.

(La classifica e le altre foto della gara si trovano nelle apposite sezioni del sito o sulla pagina facebook https://www.facebook.com/groups/61256970982/)


   Mar 11

FERVONO I PREPARATIVI

E così, si riparte: domenica 15 marzo apertura di stagione con la nostra prima gara del 2015, una Battuta FIARC nella smagliante cornice della Val Vigezzo. Come d’abitudine, ogni nuova gara è un’occasione per sperimentare nuove situazioni logistiche. Stavolta, con il sostegno della Pro Loco di Trontano (Comune del Parco Valgrande) e della locale Ammistrazione Comunale, avremo a disposizione una bella area di bosco nelle immediate vicinanze dell’Area Feste. La gara, stando alle premesse della vigilia, già si profila come un successo di partecipazione.

Il Tecnico di turno e i suoi scudieri.

Il Tecnico di turno e i suoi scudieri all’opera.

Fervono dunque i preparativi, perché organizzare una gara di Tiro con l’Arco di Campagna non è cosa facile, e necessita una accurata programmazione e molte uscite sul campo. La STP (Squadra Tecnica Posizionatori) è in perfetto assetto, e dopo una prima serie di generiche ricognizioni per prendere confidenza con il nuovo terreno, negli ultimi tre weekend sono stati progressivamente ideati i singoli tiri e il percorso di gara nella sua complessità. I bersagli e i materiali connessi alla gara sono già stati trasportati a Trontano, è stata puntualizzata la dotazione di viveri e scorte per ristoro e premiazioni. Infine, a cura del Tecnico di turno, affiancato dai fidi scudieri della STP, è stata realizzata la mappa definitiva in una apposita sessione rubata al tempo dell’allenamento in palestra.

Un gradito rientro: Simone Gemelli con il suo compound.

Un gradito rientro: Simone Gemelli con il suo compound.

Se il sabato ci si mette all’opera per tracciare la nostra gara, la 01VERB rimane comunque attiva più che mai la domenica sui campi altrui, partecipando in massa agli eventi sportivi in calendario. All’apertura del Campionato Interregionale FIARC 2015, 2 nostri esponenti erano presenti a Finale Ligure (Percorso 03FINA), dove è stata effettuata la premiazione del Campionato 2014 con l’ottimo risultato conseguito da Carlito Villa nell’Arco Storico e Roberto Ferrari nel Ricurvo Cuccioli. Quella stessa domenica, un nutrito gruppo di nostri atleti stava partecipando alla Gara Insubria della 04WOLF ad Azzate. Il 7 e l’8 febbraio eravamo una quindicina a Motta Visconti (Battuta 04TBOW), l’1 marzo in 22 alla Gara Insubria di Cascina Paradiso e in 4 a Mignanego (Round 3D 03STOR), e così via.

Insomma, in questo primo scorcio di stagione le emozioni non mancano, e sono tante le occasioni per tenere alto il profilo della 01VERB in perfetta sintonia con la sua storia più che ventennale. In bocca al lupo a tutte le Arciere e agli Arcieri iscritti alla gara ma anche e soprattutto alla intramontabile STP, bravi a organizzare e bravi a partecipare.

Alcuni esponenti dei mitici STP della 01VERB.

Alcuni esponenti dei mitici STP della 01VERB.


   Feb 05

BACK TO FINALE LIGURE

Torno a casa, se così si può dire. Sono giusto vent’anni: una domenica di inizio febbraio del 1995 con il grande Carlo Montagnini e alcuni altri Arcieri del Verbano ci alzammo all’alba delle 5 e dopo un lungo e tortuoso percorso arrivammo dalle parti di Millesimo, dove si svolgeva la prima gara del Campionato Regionale Ligure-Piemontese di quell’anno organizzata dagli Arcieri della Grande Aqua. Da pochi mesi avevo iniziato a frequentare arcieri e archi, ma non ero ancora iscritto in FIARC; perciò quel giorno avevo l’incarico di fotografare e di filmare, cosa che feci con gran piacere nonostante il freddo cane. Purtroppo la fiducia malriposta in persone a cui prestai quel prezioso materiale mi impedisce di riguardare quelle vecchie scene, molte delle quali sono ancora impresse nella mia mente: il fuoco acceso in un vecchio fusto di metallo, la varietà degli impennaggi e degli abbigliamenti, il buon sapore della focaccia ligure calda al punto di ristoro, la cordialità delle persone che vedevo per la prima volta, indimenticabili protagonisti della vita FIARC. Tra tutti, l’inossidabile Angelo Trotta, e gli altri mirabili arcieri di Finale Ligure, che mi perdoneranno se non ho qui lo spazio per nominarli tutti.

1329483212.pngProprio in Liguria feci la mia prima vera gara da neofita, un’amichevole organizzata da una compagnia finalese nei pressi di Calizzano; e poi a seguire negli anni, frequentando i campi liguri ben più di quelli piemontesi e incontrando mitici e indimenticabili maestri come Vezio Puglia. Sono passati 20 anni, a ancora non conosco il motivo vero di questa scelta. Non credo di essere troppo lontano dalla verità se dico che alla fine la gara di Tiro con l’arco in Liguria era ed è per me, che come arciere valgo veramente poco, una splendida occasione per fare una gita in luoghi davvero straordinariamente belli e pieni di umanità. Da molti anni, almeno 6, mancavo da quella terra aspra e gentile, piena di sole e vento. E proprio per questo ho scelto con cura il luogo dovrei avrei inaugurato questa stagione che porterà la nostra Compagnia ad essere più presente che in passato sui campi di gara: un bel Tracciato FIARC organizzato in Località Le Manie di Finale Ligure dalla 03Finà.

La torre di Varigotti.

La torre di Varigotti.

Sabato 31 gennaio. Arriviamo in terra ligure nel primo pomeriggio, e senza fatica parcheggiamo il camper lungo l’Aurelia, tra Varigotti e Finale, in vista di un mare agitato e fascinoso. Una lunga passeggiata per sgranchire le gambe, una lauta cena al calduccio della nostra casa mobile e poi, scesa ormai la sera, ci avventuriamo tra i contrafforti dell’Appennino Ligure in cerca della destinazione. Lungo la strada troviamo tracce di grandine, ma per fortuna nel Campeggio “La Foresta” non ne è rimasta, e ci piazziamo per la notte. Al mattino il sole illumina un paesaggio incantevole di macchia mediterranea, mentre le auto dei primi concorrenti iniziano ad affollare lo sterrato. La prima persona che incontro è la mia carissima Liliana Swich, zia Lilly per gli amici, seguita a ruota dal collega di tante avventure, Giacomo Swich; poi ecco Daniele Brancalion, Daniele Traverso, Anna Bonzani, e molti altri.

La base tattica del campo di tiro 03Finà alle Manie.

La base tattica del campo di tiro 03Finà alle Manie.

Dopo i preliminari alla base tattica del campo, dove ritrovo le colonne portanti degli Arcieri del Finale nel loro classico giubetto rosso, si comincia subito con un tiraccio impegnativo: tre stambecchi in direzione sud-est, ovvero da tirare con il sole negli occhi. Grazie a Dio, anche stavolta ci accompagna una pattuglia di gente tranquilla e senza grilli per la testa, bravissimi e concentrati ma senza perdere il gusto di scherzare quando è il caso. E tanto pazienti con il mio incedere reso molto cauto dal sovrappeso.

In genere, in tutta la gara i tiri erano molto impegnativi. Ho sentito in più occasioni usare l’aggettivo “tecnica”, che a me pare un cortese eufemismo in luogo del più volgare “cazzuta”. In realtà, credo che la tipologia Tracciato abbia in sé la perversione dei 10 tiri a tempo e dei 10 in ginocchio; ma non so perché a fine gara tutti avevamo l’impressione che i tiri in ginocchio, o quelli dove per inquadrare il bersaglio dovevi per forza inginocchiarti anche se non era prescritto, fossero ben più dei 10 da regolamento. E che molti dei tiri a tempo erano stati disposti con generoso acume tecnico, o per dirla a modo mio (absit iniuria verbis) con estrema cazzutaggine. Ma poiché in definitiva non ce l’ha prescritto il medico di farci centinaia di chilometri per giocare a far gli Arcieri in quel di Finale, è sacrosanto accogliere di buon grado anche il raffinato sadismo dei nostri grandi amici della 03Finà.

La Pattuglia 24: Silvio Schiavi (01CICO), Mirella Vezzio (01VERB), Marina Vianzone (01LUPI), Pino Arpaia (01VERB), Antonello Carlone (01DAHU).

La Pattuglia 24.

Inutile dirlo, nonostante il predicozzo del Capocaccia nei confronti dei perditempo, ben presto la Pattuglia 24 (Silvio della 01CICO, Mirella della 01VERB, Marina della 01LUPI, Pino della 01VERB e Antonello della 01DAHU) si trova a dover capitanare un folto manipoli di arciere e arcieri della categoria “pazienti”, quelli che si assoggettano senza troppe menate a stare dietro a un tappo (per i meno avvezzi, ricordo che in Arcieria di Campagna chiamasi “tappo” un gruppo di persone che rallentano la tua avanzata di piazzola in piazzola). Tanto che avremmo potuto fare un unico pattuglione da venti, fermarci per una ricca mezz’ora o più, e poi ricominciare con riscaldamento e tiri di prova, per riprendere la gara senza intoppi. Ma il buon umore non mancava lo stesso, e non mancò nemmeno quando, in una delle prime piazzole, una freccia di Antonello svanì nel nulla. Sorte seguita ben presto da una delle mie, fermata dalla rete battifreccia e scomparsa ai suoi piedi, per non parlare poi dell’incredibile avventura occorsa alla piazzola 23 a due sue consorelle, accuratamente recuperate dai miei volenterosi compagni e però mai giunte a destinazione. Scomparse nel tragitto di ritorno dal bersaglio alla tabella di piazzola, probabilmente ad opera del classico “munaciello” napoletano o delle più autoctone “strie”, di cui si favoleggia la Liguria sia piena.

Piazzola 23.

La piazzola 23.

Ma senza scomodare vergini e santi, certamente è colpa mia, perché ero all’ultima piazzola e più che arco e frecce guardavo il mare ligure e assaporavo l’incanto degli ulivi sparsi sui pendii terrazzati, comodamente seduto (e finalmente!) sul classico muretto a secco, rimuginando le amate parole del grande poeta ligure Eugenio Montale: “Meriggiare pallido e assorto / presso un rovente muro d’orto… osservare tra frondi il palpitare / lontano di scaglie di mare… com’è tutta la vita e il suo travaglio / in questo seguitare una muraglia…” eccetera.

Errori, frecce perse, scarso punteggio, tutto scompare dietro la gioia di essere arrivato in fondo nonostante la fatica e di aver visto la mia compagna tirare (meglio di me) con il suo nuovo longbow e sfoggiare le sue bellissime frecce in legno costruite con amore dal grande Igor Piantoni. Lieta sorpresa, a fine gara un ricco piatto di polenta calda con salsiccia. Cosa vuoi di più dalla vita?

A fine gara, il mare.

A fine gara, il mare.


   Ott 29

I VENT’ANNI DEL TROFEO VALGRANDE

Domenica 19 ottobre la ASD Arcieri del VCO & Valgrande ha festeggiato con grande emozione un grande traguardo.

A fine gara, polenta e spezzatino.

A fine gara, ricca polentata.

C’era una volta una piccola Compagnia di Arcieri, forse una ventina. L’idea di organizzare un evento sportivo aperto anche agli esterni, intitolandolo “Trofeo Valgrande”, venne quasi per caso, mentre si tornava da una delle escursioni presso le altre Compagnie piemontesi o liguri. La gara si svolse il 19 novembre del 1995 nei boschi a ridosso dell’abitato di Cavandone. I bersagli erano in parte su visuali di carta in parte sulle sagome appena acquistate con un notevole sforzo di autofinanziamento. Ricordo molto bene il clima della vigilia, e ancora meglio quello della tavolata a fine gara, con una splendida polentata imbandita nell’ex-casa parrocchiale della piccola frazione sul Monterosso. Tra i partecipanti, il Campione Italiano in carica Giovanni Pirovano, che ovviamente vinse il Trofeo, assegnato all’autore del massimo punteggio assoluto.

Frate Tuck al V valgrande.

Frate Tuck al IV valgrande.

Fu quella la prima volta che con grande gusto vestii i panni di Frate Tuck. Dalla seconda edizione in poi fui incaricato di gestire il ristoro e di sorvegliare il tiro su una piazzola speciale “fantasy”, coerentemente con un modo di intendere l’arcieria come attività principalmente ludica: nel secondo trofeo si doveva centrare il tappo di una botte, nel terzo la mela sulla testa di un fantoccio, nel quarto la scarsella di un Frate Tuck disegnato su un paglione mobile, e così via dicendo in una gara di fantasia che ha visto ad esempio per bersaglio un orso circondato da api o una scimmia saltellante; o nella XVII edizione il premio (un ferro di cavallo) attribuito al 17° punteggio assoluto. Per molti anni ci si è ritrovati la terza domenica di Novembre, quando i boschi sono ormai spogliati e la sfida maggiore è quella contro il freddo autunnale, e la pioggia tagliente che in molte occasioni, e specialmente nella XIX lo scorso anno, sferza partecipanti e organizzatori. Col passare degli anni la scadenza novembrina non fu più così rigorosa, e in due edizioni (la XVIII e la XX) furono scelti mesi diversi, ma sempre in autunno.

Il gadget del XIX Trofeo.

Il gadget del XIX Trofeo.

In molte occasioni il Trofeo è stato abbinato a gare valide per il Campionato Interregionale Ligure-Piemontese o più di recente a gare del Circuito Insubria, con grandissima affluenza di Arciere e Arcieri piemontesi, liguri e lombardi. In tutte le edizioni l’abbondanza e la varietà del ristoro costituiva, insieme alla cura delle ambientazioni dei tiri, l’altro punto d’onore della Compagnia. In molte edizioni ai partecipanti veniva regalato un gadget, in genere una patch di stoffa ricamata con il logo della Comunità Valgrande che fu per anni il nostro sponsor, oppure oggetti in legno, come fu l’anno scorso per festeggiare i vent’anni dalla fondazione, supportati per l’occasione dalla Casa del Legno di Trivero.

Arcieri al ristoro.

Arcieri al ristoro.

L’edizione di quest’anno, la Ventesima, ha costituito un vero record di partecipazione per i Trofei non abbinati a gare di campionato. Più di cento persone hanno affollato in una inconsueta giornata di sole il bosco demaniale di Vignone, dove il nostro Campo di Allenamento è stato allestito in una veste più consona alla sfida. La piazzola speciale, dove bisognava tagliare con la freccia uno spago a cui era appesa una bottiglia, è stata sistemata nei pressi del ristoro, dove veniva servito un buon sandwich caldo con salsicciotto e crauti, innaffiato da un ottimo Bonarda. Ovviamente non mancavano gli altri soliti articoli, dalla pancetta alle torte.

Piera in cucina.

Piera in cucina.

Mentre la Squadra Tecnico Pratica, dopo aver sistemato a puntino il percorso nei giorni precedenti, si occupava della sicurezza sul campo e della gestione del tiro speciale, una apposita sezione dello Staff capitanata dalla Presidentessa Piera Vidoli si è cimentata nella titanica impresa di cucinare 10 chili di pasta al sugo di carne, servita a fine gara a un centinaio di affamati reduci dalle imprese agonistiche.

Le abbondanti libagioni non hanno impedito di apprezzare la bravura dei contendenti ascesi al podio, e soprattutto quella di Domenico Barassi della 04DEER, vincitore del Trofeo realizzato per l’occasione da Igor Piantoni.

Alla 04DEER il XX Trofeo.

Alla 04DEER il XX Trofeo.